L’elezione di Beatrice Follador alla presidenza della Cafc non è solo un passaggio amministrativo: è la fotografia nitida di un centrodestra territoriale arrivato al punto di rottura. L’assemblea dei soci, convocata per il rinnovo dei vertici, si è trasformata in un banco di prova politico che ha messo in evidenza tensioni, rivalità e assenze di una regia unitaria.
Il voto ponderato, previsto dallo statuto e basato sul peso azionario dei Comuni, ha ribaltato gli equilibri tradizionali, premiando la candidatura dell’ex assessora di Tarcento e certificando la fine della linea che sosteneva il presidente uscente Benigno. La maggioranza si è presentata divisa, con amministrazioni che hanno scelto di sostenere Follador e altre che hanno tentato di frenare il cambio di passo, senza però riuscire a ricomporre il fronte.
La seduta, segnata da momenti di forte tensione e da più sospensioni, ha mostrato un centrodestra in evidente difficoltà nel gestire una partecipata strategica per il territorio. L’elezione di Follador apre ora una fase nuova, ma anche complessa: la governance della Cafc dovrà confrontarsi con un clima politico frammentato e con la necessità di ricostruire rapporti tra soci che, nella giornata di ieri, hanno manifestato divergenze profonde.

