Il passaggio di Laura Ravetto a Futuro Nazionale non è un semplice cambio di casacca: è il primo vero segnale che la faglia interna alla Lega si sta allargando. Ravetto, cinque legislature alle spalle e ruoli istituzionali di rilievo – dal sottosegretariato ai Rapporti con il Parlamento alla guida del dipartimento immigrazione di Forza Italia – rappresenta un profilo di peso, non una comparsa.
Il generale Roberto Vannacci, che l’ha accolta con entusiasmo, parla di “personalità di consolidata esperienza” e di un contributo “importante alla crescita e all’evoluzione” del suo movimento. L’ufficializzazione avverrà a Salsomaggiore Terme, durante l’evento Guerra e Pace.
Un segnale politico che pesa su Salvini
Ravetto è la prima big del Carroccio a compiere il salto, ma secondo fonti interne non sarà l’ultima: altri amministratori e parlamentari starebbero valutando la stessa direzione.
Il rischio per Salvini è che la fuga diventi un fenomeno strutturale, soprattutto in un momento in cui la Lega fatica a garantire certezze sulle candidature e sulla propria identità politica.
Non a caso, l’eurodeputata leghista Silvia Sardone ha definito il passaggio “opportunista”, legandolo alla mancanza di garanzie sulla ricandidatura. Una spiegazione che, più che smentire la crisi, la conferma: se i dirigenti non si sentono tutelati, il partito perde coesione.
La strategia di Vannacci: attrarre i delusi
Il generale sta costruendo una casa politica per chi, nella Lega, non si riconosce più nella linea di Salvini. Il suo messaggio è semplice: radicalità identitaria, disciplina, verticalità della leadership.
E per molti ex leghisti, soprattutto quelli provenienti dal centrodestra tradizionale, questa formula appare oggi più rassicurante della navigazione incerta del Carroccio.
Ravetto, con il suo profilo istituzionale e la sua lunga esperienza parlamentare, offre a Vannacci ciò che ancora gli manca: credibilità politica strutturata.
Cosa può accadere ora
Se davvero altri seguiranno Ravetto, Futuro Nazionale potrebbe trasformarsi da esperimento personale del generale a nuovo polo della destra identitaria, sottraendo alla Lega non solo dirigenti ma anche pezzi di classe dirigente locale.
Per Salvini, già impegnato a ricompattare il partito con iniziative simboliche come il ritiro in montagna, questa è una crepa che rischia di diventare voragine.
ZOE

