L’ANMIL – Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro – ha eletto Amedeo Bozzer, pordenonese, nuovo Presidente nazionale al termine del Consiglio riunito l’8 maggio a Roma. La sua elezione, sostenuta da 33 preferenze, rappresenta il coronamento di un percorso umano e associativo iniziato oltre venticinque anni fa, dopo l’infortunio in fabbrica che a soli 21 anni gli costò l’uso della mano destra.
Bozzer, già presidente ANMIL Pordenone dal 2008, ha costruito negli anni un modello di impegno civico fondato su testimonianza, prevenzione e vicinanza alle famiglie delle vittime del lavoro. La sua attività ha coinvolto scuole, aziende, associazioni, mondo dello sport e della cultura, trasformando un’esperienza personale drammatica in un motore di responsabilità collettiva.
Nel suo primo intervento da presidente, Bozzer ha richiamato la necessità di «non arretrare di un solo passo» nella battaglia contro quella che ha definito «la catastrofe sociale e umana» degli infortuni sul lavoro, chiedendo maggiore protezione da parte dello Stato e un riconoscimento pieno del ruolo svolto dal Terzo Settore. Ha sottolineato come proprio nei momenti di disordine possano nascere trasformazioni decisive, invitando a ripartire dalla forza degli invalidi, dei familiari delle vittime, dei volontari e dei lavoratori.
La sua elezione è stata accolta con entusiasmo in Friuli Venezia Giulia, dove Bozzer ha costruito un modello di associazionismo riconosciuto a livello nazionale. Le province di Pordenone, Udine, Trieste e Gorizia hanno sostenuto compatte la sua candidatura, considerata un esempio della capacità del territorio di trasformare il dolore in impegno civile. «Questa non è la vittoria di un uomo solo, ma del lavoro di squadra e del rispetto», ha dichiarato Bozzer, visibilmente commosso.
Il nuovo presidente ha annunciato l’intenzione di portare a livello nazionale il cosiddetto “modello Friuli”, fondato su prevenzione, formazione e cultura della sicurezza, affinché le nuove generazioni non vivano il lavoro come una minaccia ma come un diritto che dà dignità alla vita.

