Il ritorno delle Province in Friuli Venezia Giulia ha riaperto un cantiere politico che i partiti fingono di non vedere, ma che dietro le quinte è già in pieno movimento. Le elezioni dirette dei presidenti, insieme al recupero di competenze strategiche, trasformano i nuovi enti in un terreno di conquista appetibile per amministratori in cerca di rilancio, figure territoriali radicate e dirigenti di partito che puntano a consolidare il proprio peso.
Udine: il laboratorio più caldo
Nel centrodestra il nome che circola con maggiore insistenza è Stefano Balloch, ex sindaco di Cividale e oggi consigliere regionale di Fratelli d’Italia: profilo amministrativo solido, forte radicamento territoriale e rapporti consolidati con i vertici del partito.
Sul fronte progressista, il Partito Democratico e le civiche guardano a Manuela Celotti, già sindaca di Treppo Grande e attuale consigliera regionale: figura dialogante, considerata capace di tenere insieme l’area riformista e quella civica.
Trieste, Gorizia, Pordenone: i movimenti silenziosi
Le altre tre Province non hanno ancora nomi ufficiali, ma i partiti stanno sondando amministratori uscenti, assessori regionali e sindaci con forte visibilità locale. Le riunioni riservate si moltiplicano, così come le telefonate “di cortesia”: segnale che la costruzione delle candidature è già entrata nella fase operativa.
Perché la partita è così importante
Il nuovo assetto istituzionale restituisce alle Province un ruolo centrale nella gestione di viabilità, edilizia scolastica, pianificazione territoriale e coordinamento dei servizi locali. Per molti politici regionali si tratta di una piattaforma ideale per rafforzare il proprio profilo o preparare future scalate.
Il totonome è partito
Tra centrodestra e centrosinistra la parola d’ordine è una sola: non bruciare i candidati troppo presto. Ma la corsa è già iniziata. E mentre i partiti ufficialmente minimizzano, nei corridoi si respira aria da campagna elettorale.

