Udine e le periferie: il margine che racconta
Udine è una città che ama il suo centro. Ma è nelle periferie che si misura il suo cuore.
Quartieri come Cussignacco, Rizzi, Baldasseria, Paderno, Godia, Beivars,S.Osvaldo non sono solo coordinate geografiche: sono comunità, storie, attese. E troppo spesso, silenzi.
Progetti e promesse
Nei programmi elettorali del 2023, tutti i candidati hanno parlato di periferie.
De Toni ha promesso rigenerazione urbana, servizi di prossimità, ascolto. Fontanini ha rivendicato modelli partecipativi e consulte di quartiere. Marchiol ha puntato su inclusione e coesione sociale.
Ma la periferia, intanto, aspetta. Aspetta che le parole diventino panchine, marciapiedi, autobus, piazze.
Dove si vive davvero
La periferia non è solo “fuori dal centro”. È dove si cresce, si lavora, si invecchia.
È dove la città si fa quotidiana, dove il bar è ancora punto d’incontro, dove il silenzio non è vuoto ma dignità.
Eppure, troppo spesso, è lì che si taglia per prima.
Una città intera, non a pezzi
Il Comune ha avviato progetti come l’eliminazione delle barriere architettoniche, ma il cammino è lungo.
La sfida è culturale: vedere la periferia non come problema, ma come risorsa.
Non bastano fondi e piani. Serve presenza. Serve ascolto. Serve fiducia.
La periferia come luogo dell’attesa
Forse è proprio lì, nel margine, che Udine può ritrovare sé stessa.
Nel passo lento di chi cammina, nel sorriso di chi resiste, nel sogno di chi non ha smesso di credere.
Perché una città è davvero giusta quando nessuno è costretto ad aspettare per essere visto.
Foto Enzo Cattaruzzi

