Veneto, la Lega rialza la testa. E il Friuli osserva
di Enzo Cattaruzzi
Il Veneto ha parlato chiaro: il centrodestra vince, ma a guidarlo torna la Lega. Alberto Stefani conquista la presidenza con oltre il 64%, riportando il Carroccio al centro della scena dopo mesi di appannamento. Fratelli d’Italia, pur al governo nazionale, si ferma al 17%, superata nettamente da una Lega che, almeno in terra veneta, non ha ancora esaurito la sua spinta identitaria.
Ma il dato più eloquente è un altro: l’affluenza crolla al 33%. Un elettore su tre ha votato. Gli altri hanno scelto il silenzio. È un segnale che va oltre i confini regionali: racconta una disaffezione profonda, una distanza crescente tra politica e cittadini.
E il Friuli Venezia Giulia? Osserva. Perché qui, tra tre anni, si tornerà alle urne. E se il modello Zaia ha ancora presa in Veneto, in FVG sarà decisiva l’eredità di Massimiliano Fedriga. La Lega reggerà? FdI saprà crescere? Il centrosinistra riuscirà a costruire un’alternativa credibile?
Intanto, tra le valli e le piazze, si fa strada un’altra domanda: chi saprà parlare davvero la lingua del territorio? Chi saprà ascoltare, prima ancora di promettere? Perché il futuro, anche qui, non si gioca solo sui numeri, ma sulla capacità di ricucire il filo tra istituzioni e comunità.

