Un voto che cambia le Regioni. E forse anche l’Italia

Un voto che cambia le Regioni. E forse anche l’Italia

 

di Enzo Cattaruzzi

 

In queste ore, milioni di cittadini di Veneto, Puglia e Campania sono chiamati alle urne per scegliere i nuovi presidenti di Regione e rinnovare i rispettivi Consigli. È un passaggio che, pur nella sua dimensione territoriale, ha il peso specifico di un termometro politico nazionale. Perché non si vota solo per amministrare, ma per ridefinire equilibri, leadership e visioni del futuro.

 

Tre Regioni, tre storie diverse, un bivio comune: quello tra continuità e cambiamento. In Veneto, la lunga stagione di Luca Zaia — fatta di pragmatismo, autonomia e un consenso trasversale — lascia il campo a una successione incerta, dove la Lega si gioca la propria identità tra il modello “governista” e le spinte sovraniste. In Campania, il tramonto dell’era De Luca apre scenari inediti: il centrosinistra tenta di consolidare il proprio radicamento, mentre il centrodestra sogna il colpaccio. In Puglia, infine, la sfida è tutta interna al campo progressista, con Antonio Decaro chiamato a raccogliere l’eredità di Michele Emiliano e a difendere un laboratorio politico che ha fatto scuola.

 

Ma oltre i nomi e le sigle, c’è un’Italia che cerca risposte. Le Regioni sono il cuore pulsante della sanità, della mobilità, della gestione dei fondi europei. Sono il primo fronte della transizione ecologica, della lotta alle disuguaglianze, della ricostruzione di un patto sociale. Ecco perché questo voto conta. Perché ci dice se i cittadini si riconoscono ancora nei modelli amministrativi usciti dalla pandemia. Perché misura la tenuta delle alleanze, la credibilità dei programmi, la capacità di parlare ai territori.

 

C’è poi un altro dato, più silenzioso ma non meno decisivo: l’affluenza. In un Paese dove l’astensione cresce come un’ombra lunga, ogni voto espresso è un atto di fiducia nella democrazia. Ogni scheda è una voce che chiede ascolto, rappresentanza, futuro.

 

Domani sera conosceremo i vincitori. Ma già oggi sappiamo che il vero banco di prova sarà dopo: nella capacità di governare con visione, di unire e non dividere, di trasformare il consenso in cambiamento. Perché le Regioni non sono solo enti amministrativi. Sono, sempre più, laboratori di cittadinanza.

 

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