La condanna del sindaco di Preone e del coordinatore della Protezione Civile per la morte del volontario Giuseppe De Paoli sta generando un effetto domino che investe l’intero sistema regionale. Le proteste dei sindaci e dei volontari, già esplose in Carnia, si stanno allargando al Nordest, con il timore concreto che senza tutele legali il modello friulano di Protezione Civile possa fermarsi
Mentre il Governo accelera sul disegno di legge per chiarire responsabilità e scudi normativi, sul territorio cresce l’allarme operativo: la sentenza rischia di creare un clima di paura tra amministratori e volontari, con possibili ripercussioni immediate sulla gestione degli eventi pubblici
Il coordinatore del Giro d’Italia, Urbani, sta già valutando un “piano B”: tra maggio e giugno servirebbero circa 850 volontari per garantire sicurezza e viabilità, ma aumentano i timori di dinieghi e rinunce per paura di denunce e responsabilità personali. Un rischio che, secondo molti amministratori, potrebbe mettere in crisi non solo il Giro, ma anche le celebrazioni del cinquantenario del terremoto e altri grandi eventi regionali
La Regione avverte: senza un intervento rapido, la Protezione Civile — considerata un’eccellenza nazionale — potrebbe trovarsi paralizzata proprio nel momento in cui il territorio ne ha più bisogno

