Nota politica
di Ermes Capelli
Gasparin, la surroga che non c’è. E La Quiete prende altre strade
In politica, talvolta, il silenzio è più eloquente di una dichiarazione. La surroga dell’assessore Stefano Gasparin, ventilata, attesa, quasi annunciata, pare non si farà. E con essa sfuma anche la sua possibile nomina alla presidenza dell’Asp La Quiete. Due mosse che sembravano parte di un disegno di ricollocamento, oggi dissolto in una nebbia di tatticismi e ripensamenti.
Il sindaco De Toni, che pure aveva difeso pubblicamente l’operato di Gasparin, ha scelto la strada del non intervento. Nessuna revoca, nessuna surroga, nessuna rottura. Solo un lento scivolamento verso l’irrilevanza, che in politica è spesso più crudele dell’opposizione. Nel frattempo, le deleghe si ridistribuiscono, i ruoli si sfumano, e il centrosinistra udinese si scopre più fragile di quanto voglia ammettere.
La Quiete, da parte sua, prenderà altre strade. Il nome di Gasparin, che circolava con insistenza per la presidenza, è stato accantonato. Non per mancanza di competenze, ma forse per eccesso di tensioni. La scelta finale, si dice, ricadrà su un profilo “tecnico”, “conciliativo”, “non divisivo”. Tradotto: qualcuno che non disturbi troppo gli equilibri già precari.
In tutto questo, resta una domanda sospesa: chi decide davvero? E soprattutto, chi ha il coraggio di assumersi la responsabilità delle scelte, anche quando sono impopolari? Perché la politica, quella vera, non si fa con le attese né con le deleghe in bianco. Si fa con le decisioni. E a Udine, da qualche tempo, sembrano latitare.

