Sanità o Turismo: questo è il problema

E la Regione FVG non può più far finta di niente di Enzo Cattaruzzi

C’è un bivio, e non è quello tra due strade di campagna. È un bivio politico, culturale, etico. Da una parte, la sanità pubblica, presidio di civiltà, diritto costituzionale, garanzia di equità. Dall’altra, il turismo, volano economico, vetrina internazionale, promessa di sviluppo. Due mondi che dovrebbero coesistere, e invece – a Udine come altrove – sembrano contendersi le stesse risorse, le stesse attenzioni, gli stessi titoli di giornale.

Negli ultimi mesi, il dibattito si è fatto acceso. Da un lato, reparti che chiudono, medici che mancano, liste d’attesa che si allungano come le ombre d’autunno. Dall’altro, eventi, festival, fiere, voli low cost, selfie in Piazza Libertà. E mentre si stappa lo spumante per l’ennesimo record di presenze, qualcuno aspetta una visita urgente da sei mesi. Ma si sa: le code ai musei fanno notizia, quelle al pronto soccorso un po’ meno.

La Regione Friuli Venezia Giulia, che ha competenza diretta su entrambi i fronti, continua a oscillare tra slogan e silenzi. Da un lato promuove il territorio come destinazione turistica d’eccellenza, dall’altro taglia, accorpa, riorganizza. Ma se la salute diventa un ostacolo alla narrazione del benessere, allora qualcosa non torna. Perché non c’è turismo che tenga se manca la fiducia nei servizi essenziali. E non c’è sviluppo sostenibile senza una sanità pubblica forte, capillare, accessibile.

Non si tratta di scegliere tra salute e sviluppo, tra ambulanze e aperitivi. Il punto è un altro: quale idea di città – e di Regione – vogliamo costruire? Una Udine che cura i suoi cittadini o una Udine che si vende bene ai turisti? Una FVG che investe in medici di base, infermieri, strutture territoriali, oppure una che punta tutto su eventi, marketing e ospitalità?

La verità è che non possiamo permetterci di scegliere. Perché una città che non cura i suoi abitanti non è attrattiva. E una Regione che non ascolta i suoi territori, prima o poi, li perde. È un equilibrio delicato, che richiede visione, coraggio e soprattutto coerenza.

E allora, più che “Sanità o Turismo”, la domanda vera è: chi ha il diritto di decidere le priorità? I cittadini o i bilanci? Le comunità o i comunicati stampa? La risposta, forse, sta in un’altra parola: partecipazione. Perché solo ascoltando chi vive la città ogni giorno – nei quartieri, negli ambulatori, nei mercati e nei musei – si può evitare che il bivio diventi un vicolo cieco.

 

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