Non è un ritorno qualsiasi. Quando Romano Prodi si affaccia, lo fa con la precisione di chi conosce i meccanismi del potere. Una frase calibrata, un gesto misurato, e nel PD si scatena il panico. Elly Schlein si ritrova al centro di un gioco che cambia forma: correnti che si rianimano, alleanze che si riallineano, silenzi che pesano più di mille parole. C’è chi parla di una regia invisibile, chi legge segnali in ogni dettaglio. La leadership non viene attaccata, ma messa in discussione. E il dubbio, si sa, è più corrosivo di qualsiasi opposizione. Nei corridoi si moltiplicano i sorrisi tesi, le frasi ambigue, i passi felpati. Qualcosa si è incrinato. E forse, senza che nessuno lo ammetta, il potere ha già cambiato padrone.

