La crisi delle professioni in Friuli Venezia Giulia è ormai strutturale. Tra i giovani calano drasticamente le scelte verso giurisprudenza, ingegneria e architettura, un tempo pilastri del ceto professionale regionale. Negli ultimi anni i laureati in area giuridica sono diminuiti di oltre duemila unità, seguendo un trend nazionale che vede iscrizioni quasi dimezzate e un saldo negativo tra nuovi avvocati e cancellazioni dagli albi. Ancora più evidente il crollo dei candidati all’esame di abilitazione: da 19 mila nel 2019 a 9 mila nel 2023, segnale di un percorso percepito come economicamente insostenibile.
La flessione riguarda anche i titoli legati a edilizia e infrastrutture: architettura e ingegneria civile registrano un calo costante dei laureati, dopo il picco del 2012. Le ragioni si intrecciano: retribuzioni basse, precarietà dei praticantati, costi elevati di ingresso nelle professioni e un mercato che invecchia senza ricambio. Un cambiamento che ridisegna il futuro del lavoro qualificato in Fvg e apre interrogativi sulla capacità del territorio di garantire competenze strategiche nei prossimi anni.

