Referendum sulla giustizia: un voto che pesa più dell’affluenza

 

Il referendum costituzionale sulla giustizia non è un voto come gli altri. Non lo è per il merito, che tocca l’architettura stessa dell’ordinamento giudiziario, e non lo è per la forma: essendo un referendum confermativo, non esiste quorum. La riforma sarà approvata o respinta indipendentemente da quante persone si recheranno alle urne. È un dettaglio solo in apparenza tecnico, ma che cambia tutto: in un Paese abituato a misurare la legittimità dei referendum attraverso la partecipazione, questa volta ogni singolo voto pesa più dell’astensione.

La posta in gioco è alta. La riforma propone la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, una scelta che da decenni divide giuristi e politica. I sostenitori la considerano una garanzia di terzietà del giudice; i critici temono che possa indebolire l’autonomia del pubblico ministero, aprendo spazi di pressione esterna. È il cuore simbolico della consultazione, ma non l’unico elemento sensibile.

La riforma ridisegna infatti anche il governo autonomo della magistratura: due CSM distinti, uno per i giudici e uno per i PM, con componenti selezionati tramite sorteggio da elenchi predefiniti. Una scelta che intende spezzare il potere delle correnti, ma che solleva interrogativi sulla rappresentatività e sulla qualità della selezione. A vigilare sulla disciplina dei magistrati nascerebbe poi una Alta Corte autonoma, composta da membri togati e laici: un nuovo equilibrio, ancora tutto da testare, tra indipendenza e responsabilità.

In un clima politico polarizzato, il rischio è che il referendum venga letto come un plebiscito sul governo o come un regolamento di conti con la magistratura. Sarebbe un errore. La riforma incide su principi che dovrebbero restare oltre la contingenza: l’equilibrio tra poteri, la fiducia dei cittadini nella giustizia, la capacità dello Stato di garantire processi equi e indipendenti.

Per questo il voto del 22 e 23 marzo richiede un supplemento di responsabilità. Non c’è quorum a cui delegare la decisione. Non c’è un’astensione che possa trasformarsi in scelta implicita. C’è solo un quesito chiaro e una riforma che, se confermata, cambierà in profondità il rapporto tra cittadini, magistratura e politica.

In democrazia, la giustizia non è mai un tema tecnico. È un patto di fiducia. E questo referendum decide come riscriverlo.

 

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