Il ritorno delle Province in Friuli Venezia Giulia entra nella fase decisiva con la definizione del nuovo sistema elettorale. La giunta Fedriga ha scelto un modello che combina liste bloccate, collegi uninominali di coalizione ed elezione diretta del presidente senza ballottaggio. Un impianto che segna una rottura rispetto alla normativa precedente e che promette di ridisegnare gli equilibri politici locali.
Il presidente sarà eletto in un solo turno, senza soglia minima: basterà un voto in più per ottenere la guida dell’ente. In totale i consiglieri saranno 102: 30 a Udine, 24 ciascuno a Trieste, Gorizia e Pordenone. Le giunte provinciali saranno composte da presidente e tre assessori, con un limite di due mandati. Il numero degli assessori potrà crescere nel tempo, parallelamente al trasferimento di nuove competenze dalla Regione.
La parte più innovativa riguarda l’elezione dei consiglieri. Il modello prevede che un terzo dei seggi venga assegnato tramite liste bloccate, con candidati scelti direttamente dai partiti. I restanti due terzi saranno attribuiti in collegi uninominali, ma non più con candidati dei singoli partiti: correranno candidati di coalizione, selezionati sulla base degli accordi preelettorali. Il sistema sarà uninominale secco, superando il precedente meccanismo proporzionale che intrecciava voto provinciale e risultati nei collegi.
L’introduzione dei listini ridurrà il numero dei collegi: da 30 a 20 a Udine, da 24 a 16 nelle altre Province. È previsto anche un premio di maggioranza, ancora da definire nei dettagli.
Domani la bozza della legge istitutiva approderà al Consiglio delle autonomie locali, primo banco di prova per misurare le tensioni interne a Fratelli d’Italia e la contrarietà del centrosinistra, con la sola eccezione di Avs. Sullo sfondo pesano le critiche dell’europarlamentare FdI Alessandro Ciriani, che chiede competenze più ampie fin dall’avvio per evitare che i nuovi enti vengano percepiti come semplici “poltronifici”. Fedriga ha ribadito che non ci saranno passi indietro: la riforma va avanti, insieme alle regole che disciplineranno il voto del 2027.

