Pensione, si cambia: dal 2026 finestre più lunghe e requisiti più rigidi. Uscita dal lavoro sempre più lontana
Età anagrafica stabile, ma tempi di attesa più lunghi e requisiti contributivi in crescita: ecco cosa cambia per chi sogna il ritiro dal lavoro nei prossimi anni.
Dal 2026, andare in pensione sarà un po’ più complicato. Non tanto per l’età anagrafica, che resterà formalmente invariata, quanto per l’allungamento delle cosiddette “finestre mobili” e l’adeguamento automatico dei requisiti contributivi all’aspettativa di vita. Un meccanismo silenzioso ma incisivo, che rischia di allontanare il traguardo del ritiro per migliaia di lavoratori, con effetti concreti sulla pianificazione personale e familiare.
Per la pensione di vecchiaia, si continuerà a uscire a 67 anni, ma dal 2027 scatterà un primo aumento di un mese, seguito da altri due nel 2028: si arriverà così a 67 anni e 3 mesi. Per la pensione anticipata, i requisiti contributivi saliranno a 43 anni e 1 mese per gli uomini e 42 anni e 1 mese per le donne. Ma la vera novità riguarda le finestre mobili: periodi di attesa tra il raggiungimento dei requisiti e l’effettiva decorrenza dell’assegno.
Nel settore privato, la finestra per l’anticipata è oggi di tre mesi, ma dal 2032 salirà a quattro, poi a cinque nel 2034 e infine a sei mesi dal 2035. Nel pubblico impiego, dove le finestre sono già più lunghe (fino a sei mesi), si prospettano ulteriori irrigidimenti, ancora in fase di definizione.
Anche per chi ha iniziato a lavorare dopo il 1996 e rientra nel sistema contributivo puro, i requisiti si faranno più severi: dal 2027 serviranno 64 anni e 1 mese di età e 20 anni e 1 mese di contributi, con un assegno almeno pari a 2,8 volte l’assegno sociale. Nel 2028, i mesi richiesti saliranno a tre.
Il risultato? Un progressivo slittamento dell’uscita effettiva dal lavoro, che non tocca le soglie anagrafiche ma incide sulla vita quotidiana. Un cambiamento tecnico, ma tutt’altro che neutro. Perché mentre si lavora di più, la pensione si allontana. In silenzio.

