Pasolini, a 50 dalla morte

 

Pasolini, cinquant’anni dopo: la ferita e la voce

Cinquant’anni fa, nella notte tra l’1 e il 2 novembre 1975, Pier Paolo Pasolini veniva ucciso all’Idroscalo di Ostia. Oggi, l’Italia lo ricorda con commozione e inquietudine. Poeta, regista, intellettuale scomodo, Pasolini ha raccontato le contraddizioni del nostro Paese con una lucidità che ancora brucia. “Io so. Ma non ho le prove”, scriveva, denunciando il potere e le sue ombre.

A Casarsa, Roma, Bologna e in decine di città, si moltiplicano le iniziative: mostre, letture, concerti, documentari. Ma il vero omaggio è nella domanda che ci lascia: abbiamo davvero ascoltato ciò che aveva da dire?

In un tempo segnato da nuove violenze e vecchie ipocrisie, la sua voce resta un faro per chi cerca verità, bellezza e giustizia. Pasolini non è solo un ricordo: è una responsabilità.

 

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