Otto comuni veneti guardano al Friuli Venezia Giulia: identità, autonomia e confini in discussione

 

Portogruaro, gennaio 2026 – Il dibattito sul possibile passaggio di alcuni comuni del Veneto orientale al Friuli Venezia Giulia è tornato d’attualità. Otto amministrazioni comunali, tra cui Portogruaro, Concordia Sagittaria, San Michele al Tagliamento e Cinto Caomaggiore, hanno riacceso il confronto su un tema che intreccia identità culturale, efficienza amministrativa e autonomia territoriale.

Un’identità friulana oltre i confini regionali

I comuni coinvolti si trovano nella Città Metropolitana di Venezia, ma storicamente gravitano nell’orbita friulana: la lingua parlata, le tradizioni popolari, la diocesi di appartenenza (Concordia-Pordenone) e i legami economici con il vicino Pordenonese rafforzano un senso di appartenenza che va oltre i confini amministrativi.

«Siamo veneti solo sulla carta, ma friulani nel cuore», ha dichiarato un consigliere comunale di Teglio Veneto, sintetizzando un sentimento diffuso in molte comunità locali.

I precedenti referendum e le nuove spinte

Il tema non è nuovo. Tra il 2005 e il 2007 si tennero diversi referendum consultivi:

• A Cinto Caomaggiore, il quorum fu superato e il 91,5% dei votanti si espresse a favore del passaggio al FVG.
• A San Michele al Tagliamento, vinse il sì ma non fu raggiunto il quorum.
• In altri comuni, come Gruaro e Teglio Veneto, prevalse il no.

Nonostante l’esito favorevole in alcuni casi, l’iter si arenò a Roma, dove il Parlamento non diede seguito alle richieste.

Oggi, però, il contesto è cambiato: l’autonomia differenziata, i fondi di confine e la riforma delle Province nel FVG hanno riacceso l’interesse per una maggiore integrazione istituzionale.

Le prese di posizione politiche

Il dibattito ha coinvolto esponenti politici di entrambi i lati del confine:

• Markus Maurmair (FdI, FVG) ha proposto un incontro tra i sindaci veneti e la Regione Friuli Venezia Giulia per valutare forme di cooperazione stabile, senza necessariamente modificare i confini.
• Alberto Stefani, presidente del Veneto, ha escluso ogni ipotesi di cessione territoriale, ma ha aperto alla collaborazione interregionale e all’uso dell’autonomia differenziata per rispondere alle esigenze locali.
• Flavio Maurutto, sindaco di San Michele al Tagliamento, ha rilanciato l’idea del passaggio al FVG, sottolineando la distanza decisionale da Venezia e la maggiore efficienza amministrativa del Friuli.
• Roberta Nesto, sindaca di Cavallino Treporti, ha invece difeso l’unità del Veneto, invitando a rafforzare la coesione interna piuttosto che alimentare spinte separatiste.
• Luca Zaia, presidente del Consiglio regionale del Veneto, ha elogiato la riforma delle Province elettive in FVG, ma ha denunciato la disparità tra Regioni a statuto speciale e ordinario, chiedendo pari strumenti democratici anche per il Veneto.

Autonomia, efficienza e senso di appartenenza

Il cuore del dibattito non è solo amministrativo, ma profondamente identitario. I cittadini di questi comuni si sentono spesso trascurati da Venezia e più vicini, per cultura e servizi, a Udine e Pordenone. La sanità, la scuola, i trasporti e la gestione del territorio sono ambiti in cui il modello friulano appare più reattivo e vicino alle esigenze locali.

Tuttavia, il passaggio formale di Regione resta un’ipotesi complessa, che richiederebbe l’approvazione di tre consigli regionali e del Parlamento. Più realistico, almeno nel breve periodo, è il rafforzamento della cooperazione transregionale, magari attraverso convenzioni, protocolli d’intesa e l’uso mirato dei fondi di confine.

E ora?

Il tema è destinato a restare caldo nei prossimi mesi, anche in vista delle elezioni amministrative in alcuni dei comuni coinvolti. Intanto, il dibattito ha il merito di riportare al centro la questione dell’identità locale, della rappresentanza e dell’efficienza istituzionale.

Come ha scritto un cittadino in una lettera al giornale locale: «Non vogliamo cambiare bandiera, ma essere ascoltati. E se il Friuli ci ascolta più del Veneto, è lì che guardiamo».

Ermes Capelli

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