Una nuova sede per la Protezione Civile è un segnale importante. Non solo per ciò che rappresenta in termini di sicurezza e prontezza operativa, ma anche per il valore simbolico che assume in una città come Udine, spesso messa alla prova da eventi climatici estremi, emergenze idrogeologiche e fragilità territoriali. Eppure, come spesso accade, tra l’annuncio e la realizzazione si apre un tempo sospeso, fatto di gare d’appalto, rinvii e interrogativi.
Secondo quanto riportato, oggi si aprono le buste per l’affidamento della direzione lavori, mentre per l’appalto di costruzione bisognerà attendere febbraio. Il costo complessivo dell’opera sfiora i 4 milioni di euro, con l’obiettivo – dichiarato dall’assessore Andrea Zini – di completare i lavori in un anno. Un traguardo ambizioso, che merita attenzione e vigilanza.
Nel frattempo, però, l’area destinata al cantiere resta in uno stato di abbandono, come segnalato anche da esponenti dell’opposizione ( Cunta Lega). “Tempistiche non rispettate e area lasciata all’incuria”.
Un monito che richiama alla responsabilità non solo chi governa, ma anche chi osserva, denuncia, propone.
Perché un’opera pubblica non è solo un’infrastruttura: è un patto con la cittadinanza. È la promessa che le istituzioni si prendono cura del territorio, che investono in prevenzione, che non aspettano l’emergenza per agire. È anche un’occasione per ripensare il rapporto tra spazi pubblici e comunità, tra sicurezza e partecipazione.
In questo senso, la futura sede della Protezione Civile può diventare molto più di un edificio. Può essere un presidio di prossimità, un luogo di formazione e cultura della prevenzione, un punto di riferimento per i giovani, le scuole, le associazioni. Ma perché ciò accada, serve trasparenza, coinvolgimento, rispetto dei tempi e delle promesse.
Udine ha bisogno di opere che non siano solo annunciate, ma vissute. E ha bisogno di cittadini che non si accontentino di leggere i titoli, ma che chiedano conto, partecipino, propongano. Perché la sicurezza non è solo una questione tecnica: è un bene comune, e come tale va costruita insieme.

