L’opinione di Zoe-Quirinale, FdI e il fantasma del complotto: quando la democrazia diventa sospettosa

 

C’è un momento, nella vita politica di una nazione, in cui il sospetto diventa stile. E quando il sospetto si insinua tra Palazzo Chigi e il Quirinale, il rischio non è solo istituzionale: è culturale. Fratelli d’Italia ha sollevato l’ipotesi di un “complotto” ai danni di Giorgia Meloni, partendo da una frase attribuita a un consigliere del Colle. Il Quirinale ha risposto con fermezza, definendo l’accusa “ridicola”. Ma il danno, come spesso accade, non è nella verità dei fatti: è nella narrazione.

In un Paese dove il Presidente della Repubblica è da sempre garante super partes, evocare manovre occulte contro il governo suona come una forzatura. Eppure, nel clima polarizzato del 2025, anche il sospetto diventa carburante elettorale. Meloni ha incontrato Mattarella, il PD ha difeso il Colle, e Schlein ha liquidato tutto come “dietrologia da salotto”.

Il vero nodo, però, è un altro: l’idea che ogni dissenso, ogni frizione, ogni frase fuori contesto sia il preludio di un sabotaggio. È la democrazia del sospetto, dove il confronto si trasforma in paranoia e il pluralismo in minaccia. E se il Quirinale diventa bersaglio, non è solo la Costituzione a tremare: è la fiducia dei cittadini.

In fondo, il complotto è il rifugio di chi non accetta la complessità. Ma la Repubblica non è un romanzo di spionaggio. È un patto tra adulti. E forse, più che complotti, servirebbero semplici atti di maturità.

Zoe

 

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