L’illusione dell’asse sovranista: quando l’America di Trump diventa un boomerang

 

Per anni le destre europee hanno immaginato un’America amica, un faro politico capace di rafforzare la loro agenda e legittimare una nuova stagione conservatrice globale. Ma l’America di Donald Trump si sta rivelando tutt’altro: non un alleato, bensì un fattore di instabilità. Un Re Mida al contrario, capace di trasformare in problemi ciò che tocca, dalle relazioni internazionali ai dossier economici.

In Europa, leader come Giorgia Meloni e Marine Le Pen avevano puntato su un rapporto privilegiato con Washington. L’idea era semplice: un’America assertiva avrebbe dato copertura politica, forza negoziale e un quadro di riferimento comune. La realtà è stata più ruvida. I dazi americani hanno colpito settori strategici europei, le oscillazioni diplomatiche hanno complicato il fronte ucraino e la gestione del Medio Oriente è diventata un terreno minato che nessun governo europeo riesce più a leggere con chiarezza.

Sul piano culturale, poi, l’esportazione del conflitto permanente – dal “woke” alla polarizzazione identitaria – ha prodotto un effetto imitativo che radicalizza il dibattito senza offrire soluzioni. Le destre europee, che speravano in un modello, si ritrovano con un detonatore.

Il caso iraniano è emblematico: la linea americana ha contribuito a irrigidire un equilibrio già fragile, lasciando l’Europa a gestire le conseguenze diplomatiche e commerciali. E mentre gli Stati Uniti oscillano tra isolazionismo e muscolarità, il Vecchio Continente paga il prezzo della sua dipendenza strategica.

Il risultato è evidente: chi aveva immaginato un asse politico transatlantico oggi si trova davanti a un partner imprevedibile, che non rafforza ma indebolisce. L’America di Trump non guida un fronte comune; lo frammenta. E le destre europee, che avevano investito su quella sponda, scoprono ora che l’alleato tanto atteso è diventato il principale fattore di incertezza.

Enzo Cattaruzzi

 

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