“Liberi e forti” oggi: l’appello che ci riguarda ancora
di Enzo Cattaruzzi
18 gennaio 1919 – 18 gennaio 2026.
Sono passati 107 anni da quando don Luigi Sturzo, con parole semplici e coraggiose, lanciava un invito che ancora oggi ci interpella: “A tutti gli uomini liberi e forti, che in questa grave ora sentono alto il dovere di cooperare ai fini superiori della patria…”.
Non era solo un appello ai cattolici. Era un’esortazione laica e civile a partecipare. A non restare spettatori. A credere che la politica, se fatta con onestà e passione, potesse essere strumento di bene comune.
Un’eredità che parla al presente
In un tempo segnato da disillusione, astensionismo e sfiducia, quell’appello suona come una sveglia. Non per nostalgia, ma per necessità. Perché oggi, come allora, serve una cittadinanza “libera” da interessi di parte e “forte” nel senso più nobile: capace di assumersi responsabilità, di costruire ponti, di difendere la democrazia anche nei gesti quotidiani.
Udine e la regione ,laboratorio di partecipazione
Nel nostro territorio, tra assemblee civiche, comitati di quartiere, associazioni culturali e iniziative di memoria attiva, l’eredità del popolarismo si traduce in azione concreta. Ogni volta che un cittadino partecipa a un consiglio comunale, firma una petizione, propone una soluzione, racconta una storia dimenticata, quell’appello rivive.
Non basta indignarsi. Serve esserci.
Essere “liberi e forti” oggi significa non cedere al cinismo. Significa pretendere trasparenza, ma anche offrirla. Significa non delegare tutto, ma mettersi in gioco. Anche solo con una parola, un gesto, un’idea.
In fondo, la democrazia non è un bene garantito. È un bene da coltivare. E ogni anniversario, se vissuto con consapevolezza, può diventare seme di futuro.

