Le perle del Friuli-La Chiesa di Sant’Antonio Abate: un affresco di storia e mistero nel cuore del Friuli

 

Nel silenzio raccolto di un borgo che custodisce memorie antiche, si erge la Chiesa di Sant’Antonio Abate, autentica perla del nostro Friuli. Le sue pietre raccontano una storia che affonda le radici nel 1308, quando per la prima volta se ne fa menzione nei documenti. Ma è il terremoto del 1348 a segnare una svolta: l’antico edificio viene gravemente danneggiato, e si decide di consacrarne uno nuovo, più solido, più grande, più degno.

La pianta a croce latina e la navata unica accolgono il visitatore in un abbraccio sobrio e solenne. Ma è alzando lo sguardo che si svela la meraviglia: archi e sottotetto decorati nel 1469 con un tripudio di santi, uomini, donne, animali e motivi vegetali, in un intreccio di fede e natura che parla la lingua dell’arte gotica.

Sulla parete sinistra, la Madonna col Bambino, un patriarca e un profeta vegliano sui fedeli dal 1791. Più avanti, sopra l’altare maggiore, il cielo di pietra si apre in affreschi firmati da Girolamo di Giovanni da Camerino, mentre la pala d’altare raffigura Sant’Antonio Abate tra i santi Giacomo e Filippo Galizia, in un dialogo silenzioso tra devozione e bellezza.

Ma è un dettaglio a colpire l’occhio e la mente: un affresco con un personaggio inginocchiato davanti a una scacchiera al cui centro campeggia un teschio. Un memento mori potente, attribuito a Simone de Magistris, che ci ricorda la caducità della vita e l’eco dell’Eterno. Un motivo che ritorna, quasi in forma di firma spirituale, anche nella chiesa di San Daniele.

Il coro ligneo del 1489, opera di Domenico Indivini da San Severino Marche, e il pulpito del 1505, ornato dagli stemmi di papa Benedetto XIII e Clemente XI, completano un insieme di rara armonia. Il soffitto, con i suoi motivi floreali, sembra voler trattenere il respiro del tempo.

Nel 1705 nasce la cappella del Sacramento, con una pala che raffigura l’Ultima Cena. E quando, nel 1851, il tetto cede, è il pittore Sigismondo Nardi a intervenire, lasciando in dono le figure degli Evangelisti, come sentinelle della parola.

Oggi, la Chiesa di Sant’Antonio Abate non è solo un luogo di culto: è un libro aperto sulla storia, un atlante di simboli, un invito alla contemplazione. Una perla incastonata nel tessuto vivo del Friuli, che merita di essere scoperta, riletta, amata.

 

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