Le analisi di Massimo Franco sui referendum italiani li descrivono come il sintomo di un problema di sistema più che come strumenti di soluzione. Per l’editorialista del Corriere della Sera, il ricorso al voto popolare – soprattutto su Costituzione e giustizia – rivela l’incapacità delle istituzioni di autoriformarsi e la tendenza della politica a trasformare le riforme in un “urlo”, non in un progetto. Le consultazioni finiscono così per supplire a un Parlamento bloccato, accentuando la conflittualità tra Stato e Regioni e alimentando una produzione normativa disordinata che costringe la Corte Costituzionale a un ruolo di arbitro permanente. Nei referendum sulla giustizia, Franco vede il rischio di usare il voto per alterare equilibri costituzionali delicati, mentre denuncia i tentativi delle maggioranze di turno di influenzare la nomina dei giudici della Consulta, minandone la neutralità. Il confronto con altri Paesi europei mette in luce una fragilità strutturale: in Italia il referendum diventa insieme valvola di sfogo e terreno di scontro totale, rivelando una democrazia che fatica a governare le proprie riforme e preferisce il conflitto alla costruzione di soluzioni stabili.

