Tagliamento, il fiume conteso: progetti, promesse e tensioni
UDINE — Il Tagliamento, fiume simbolo e confine naturale, torna al centro del dibattito regionale. Dopo anni di studi, audizioni e confronti, la Regione Friuli Venezia Giulia ha annunciato un piano unitario per la messa in sicurezza del bacino idrografico, con cantieri previsti a partire dal 2026. Ma la pace, lungo le sue rive, è ancora lontana.
Una progettazione “unitaria”, ma non unanime
L’assessore regionale all’Ambiente Fabio Scoccimarro ha presentato il percorso: documenti di fattibilità entro il 2025, poi via ai lavori. Dodici esperti, indicati dai Comuni rivieraschi, sono stati accettati nel comitato tecnico che affiancherà l’Autorità di Distretto delle Alpi Orientali. Tra loro, nomi di rilievo come Walter Bertoldi, Andrea Goltara e Bruna Gumiero.
“Condivisione massima”, promette la Regione. Ma il clima resta teso. Alcuni comitati locali e consiglieri regionali denunciano scarsa trasparenza e temono impatti ambientali irreversibili. Le opere previste a Dignano e Madrisio-Varmo, in particolare, sollevano interrogativi sulla tenuta ecologica e sull’effettiva riduzione del rischio idraulico.
Il fiume come specchio della comunità
Il Tagliamento non è solo acqua e ghiaia: è memoria, paesaggio, identità. Ogni intervento tecnico si intreccia con la storia delle comunità che lo abitano. E ogni progetto, per essere davvero efficace, dovrà saper ascoltare non solo gli ingegneri, ma anche i cittadini, i sindaci, i narratori del territorio.
In questo senso, il dibattito sul Tagliamento è anche una prova di maturità democratica. Un’occasione per ripensare il rapporto tra sicurezza e bellezza, tra tutela e sviluppo. E per ricordare che un fiume non si governa solo con le ruspe, ma anche con la cura.

