Il Presidente del Consiglio chiede le dimissioni della Santanchè

 

C’è un momento, nella vita di ogni governo, in cui il linguaggio smette di essere un semplice strumento comunicativo e diventa un segnale. L’invito di Giorgia Meloni alla ministra Santanchè ad avere “sensibilità istituzionale” appartiene esattamente a questa categoria: non è un richiamo generico, né un inciso di circostanza. È un messaggio politico preciso, formulato con la cautela che la stabilità di una maggioranza impone.

In Italia, dove la grammatica del potere si esprime spesso attraverso formule indirette, questa espressione ha un significato chiaro: quando una vicenda personale rischia di sovrapporsi al ruolo pubblico, la responsabilità impone una valutazione seria sul proprio posto nel governo. Non è una condanna, né un giudizio anticipato, ma un richiamo alla priorità che dovrebbe guidare ogni incarico istituzionale: la tutela della credibilità delle istituzioni.

La politica può permettersi il dibattito, lo scontro, perfino l’ambiguità. Le istituzioni no. E quando un premier richiama un ministro a questa distinzione, sta ricordando che il prestigio delle cariche non è un bene privato, ma un patrimonio collettivo. Sta dicendo, in sostanza, che il tempo delle scelte è arrivato.

 

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