Cronache da un’Italia post-superbonus, tra trapani silenziosi e ponteggi in pensione
di Zoe
Dopo il frastuono dei martelli pneumatici, il silenzio. Dopo il boom del Superbonus, il vuoto. Il 2026 si apre con un settore edilizio che sembra uscito da un pranzo di Natale troppo abbondante: satollo, stanco e con poca voglia di ricominciare.
Bonus sì, ma con la dieta
I bonus edilizi non sono spariti, ma hanno perso la pancetta. Il Superbonus 110% è ormai un ricordo da convegno, archiviato tra le slide dei commercialisti e le notti insonni dei condomìni. Al suo posto restano:
• Bonus ristrutturazioni al 50%, da spalmare in 10 anni come la marmellata sul pan di Spagna
• Ecobonus ridotto, selettivo, senza effetti speciali
• Sismabonus ancora in vigore, ma senza più il fascino delle maxi-detrazioni
• Bonus mobili per chi ha ancora voglia di cambiare divano dopo aver rifatto casa
Ma niente più sconto in fattura, niente più cessione del credito. Chi vuole ristrutturare oggi deve fare come una volta: anticipare, aspettare, sperare.
Il cantiere si è fermato
Il settore delle costruzioni, dopo tre anni di corsa sfrenata, ha tirato il freno a mano. Le imprese che avevano assunto, investito, ampliato i magazzini, ora fanno i conti con una domanda che si è sgonfiata come un materassino a settembre.
I tecnici parlano di “incertezza normativa”, i cittadini di “confusione totale”, i comuni di “pratiche in coda e fondi evaporati”. E intanto, le impalcature si smontano, i ponteggi tornano nei depositi e i cartelli “lavori in corso” diventano archeologia urbana.
E ora?
Il Governo promette stabilità, rigenerazione urbana, incentivi mirati. Ma il clima è cambiato. Meno corsa al bonus, più attenzione alla qualità, alla sostenibilità vera, alla semplificazione. Forse è la fine di un’epoca, forse l’inizio di una stagione più sobria. O forse, semplicemente, è gennaio.
Il Superbonus ci ha insegnato che l’Italia può correre. Ora serve capire dove vogliamo andare. Perché senza una visione, anche il miglior cappotto termico rischia di coprire solo le crepe… e non le cause.
“Il bonus è finito, ma il cantiere resta: cronache di un’Italia a metà impalcatura”.

