Al summit della “Nuvola” emerge la frattura tra efficienza amministrativa e criteri di finanziamento
ROMA — La fotografia scattata agli Stati Generali dei Piccoli Comuni, ospitati al Roma Convention Center “La Nuvola”, è nitida: i territori più efficienti del Paese, spesso nel Nord, continuano a essere esclusi da risorse e opportunità pensate proprio per chi fatica a garantire servizi essenziali. Una contraddizione che sindaci e amministratori non intendono più accettare.
Sul palco, davanti a una platea gremita, il coordinatore nazionale dei piccoli Comuni Alessandro Santoni ha aperto i lavori ricordando che nei municipi sotto i 5.000 abitanti “risiede il 16,4% della popolazione italiana, su oltre metà della superficie nazionale”. Una realtà vasta, complessa, ma troppo spesso ignorata nelle scelte centrali.
Personale ridotto all’osso e segretari introvabili
La prima emergenza è quella delle risorse umane. I piccoli Comuni non solo faticano a reclutare personale qualificato, ma soprattutto non riescono a trattenerlo. I livelli retributivi della Pubblica amministrazione, ha ricordato il segretario generale di Anci Veronica Nicotra, non sono competitivi rispetto ad altre amministrazioni e al settore privato. Il risultato è un turn-over continuo che mette a rischio la continuità dei servizi.
A questo si aggiunge la cronica carenza di segretari comunali, figura indispensabile per garantire legalità, trasparenza e capacità amministrativa. Una mancanza che, nei territori più piccoli, può bloccare interi procedimenti.
Il paradosso dei Comuni virtuosi
Il nodo più politico è però quello dei criteri di finanziamento. Molti sindaci del Nord denunciano un paradosso: i Comuni che hanno gestito bene i bilanci, mantenuto i conti in ordine e investito con prudenza vengono oggi penalizzati da meccanismi che privilegiano chi parte da situazioni di maggiore fragilità.
Un tema che emerge anche nel dibattito sul nuovo “Decreto Montagna”, dove la ridefinizione dei criteri rischia di escludere territori che, pur non essendo ad alta quota, affrontano condizioni di isolamento e spopolamento analoghe a quelle alpine B.
La richiesta: strumenti, non slogan
Mario Conte (Anci Veneto) e Franco Lenarduzzi (Anci FVG), presenti al confronto, hanno insistito su due parole chiave: “strumenti” e “comunità”. Strumenti per rafforzare la capacità amministrativa, comunità come valore da preservare contro l’erosione demografica e la perdita di servizi essenziali.
Il progetto P.I.C.C.O.L.I., che ha accompagnato oltre 1.500 enti con supporto specialistico e soluzioni operative, è indicato come modello da rendere strutturale A. Ma senza risorse adeguate, avvertono i sindaci, nessun modello può bastare.
Un’agenda per il futuro
L’“Agenda controesodo”, elaborata da Anci e arricchita durante il summit, punta a invertire la rotta: investimenti mirati, sostegno al personale, criteri di finanziamento più equi, e una strategia nazionale per le aree interne che non resti solo sulla carta.
La sfida è chiara: senza un intervento deciso, migliaia di piccoli Comuni rischiano di diventare amministrazioni “di facciata.

