A dieci anni dalla scomparsa di Giulio Regeni, il suo volto resta un monito e una ferita aperta. Ricercatore friulano, torturato e ucciso al Cairo nel 2016, Giulio cercava verità nei meandri del potere egiziano. La sua morte ha scosso le coscienze, ma la giustizia è ancora lontana. Le indagini, ostacolate da depistaggi e silenzi, hanno rivelato l’inerzia di governi e istituzioni, più attenti agli equilibri geopolitici che ai diritti umani. In Italia, la sua memoria è diventata simbolo di una generazione che chiede trasparenza, responsabilità e dignità. A Fiumicello, sua città natale, ogni anno si rinnova il grido: “Verità per Giulio Regeni”. Un grido che non può spegnersi, perché riguarda tutti noi. Perché Giulio non è solo un caso diplomatico: è la misura della nostra civiltà.

