Forni di Sopra, poesia di luci tra le pietre del tempo

 

C’è un momento, a Forni di Sopra, in cui il silenzio si fa luce. È quando la notte scende lenta sulle pietre antiche del borgo, e le vie si svuotano, lasciando spazio a un’intimità che sa di legno, di neve e di memoria. In uno di questi istanti sospesi, un’immagine si imprime nella mente come una cartolina d’altri tempi: una stretta via acciottolata, case in pietra e legno che si stringono in un abbraccio secolare, e in fondo, come un faro gentile, una piccola chiesa illuminata da fili di luci gialle e bianche.

È un’immagine che racconta molto più di quanto mostra. Racconta di un paese che custodisce la propria anima con discrezione, senza clamore, ma con una grazia che incanta. Le luci, semplici e calde, non sono solo decorazione: sono carezze luminose che accendono i contorni dell’architettura, esaltano le venature del legno, fanno brillare i ciottoli come stelle cadute. In quella luce c’è la festa, certo, ma anche la cura. C’è l’orgoglio di chi abita questi luoghi e li rende vivi, stagione dopo stagione.

La chiesetta in fondo alla via, con il suo campanile discreto e il portale ad arco, sembra vegliare sul borgo come una madre silenziosa. È un punto di fuga e insieme un punto d’arrivo, un invito a rallentare, a fermarsi, a respirare. Intorno, il silenzio non è vuoto, ma pieno di storie: di inverni lunghi e di estati brevi, di mani che hanno costruito, restaurato, addobbato. Di passi che hanno calcato quelle pietre con rispetto e amore.

Forni di Sopra, in questa immagine, si offre come un rifugio dell’anima. Un luogo dove il tempo non è tiranno, ma complice. Dove la bellezza non urla, ma sussurra. Dove ogni luce accesa è un gesto di accoglienza, un segno di presenza, un piccolo miracolo quotidiano.

In un mondo che corre, Forni di Sopra cammina. E nel farlo, ci insegna che la suggestione più autentica nasce dalla semplicità, dalla coerenza, dalla luce che sa accendere la memoria.

 

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