La presentazione del simbolo Futuro Nazionale non è stata comunicazione politica: è stato un alzabandiera. E quando un generale alza una bandiera, non sta mai decorando il campo. Sta segnando il terreno dello scontro.
Il movimento di Roberto Vannacci è oggi più riconoscibile e più coerente della Lega, un partito ormai politicamente esausto. Nato autonomista, poi federalista, poi indipendentista, quindi nazionalista anti-euro, europeista per convenienza e oggi trumpista per riflesso, la Lega è diventata una sommatoria di contraddizioni. Non evolve: si consuma.
Vannacci è l’opposto. Linea chiara, identità netta, linguaggio non mediato. Conservatore dichiarato, ha individuato i centri di potere eterodiretti e i loro terminali politici. La Lega è stata solo il primo varco: troppo debole per resistere, troppo inconsistente per difendersi. Il burro è stato tagliato senza sforzo. Il consenso leghista deluso ha semplicemente cambiato comandante.
Il vero obiettivo è Fratelli d’Italia, il partito forte, quello con la storia e il radicamento. Ma anche quello prigioniero della propria immobilità internazionale e di quella formula – «Non rinnegare, non restaurare», coniata da Augusto De Marsanich – che oggi, in una fase di espansione politica, rischia di diventare una trincea passiva.
L’elettorato che Vannacci intercetta non è nostalgico. È post-ideologico. La Decima MAS la considera come Garibaldi: storia, non identità. Non rinnega ciò che non conosce, non restaura ciò che non è restaurabile. Vuole futuro, potere, centralità. E li riconosce nel generale.
Tra una Lega instabile e una Fratelli d’Italia immobile, lo spazio per un solo uomo è già aperto. Il nome è noto. Il simbolo lo ha detto chiaramente.
Con buona pace di una sinistra assente e di un Centro che, dalla decomposizione della destra, spera di raccogliere ciò che resta: chi cerca giustizia sociale, valori cristiani e un’economia che la destra populista continua a non capire.

