Editoriale di Ermes Capelli-La Mossa di Salvini

 

C’è chi costruisce ponti e chi tende reti. E nella Laguna, più che una strategia elettorale, sembra di assistere a una partita tutta interna alla Lega. Durante una visita a Venezia, Matteo Salvini ha lanciato una frase pesante: “Luca vincerebbe senza problemi”. Un’investitura improvvisa per Zaia, evocato come possibile candidato sindaco senza che nessuno, nemmeno nel partito, ne avesse mai parlato davvero.

Eppure la casella vacante è un’altra: quella di vicesegretario, lasciata libera dopo l’uscita di scena di Roberto Vannacci. Molti vedevano in Zaia il naturale successore, ipotesi sostenuta anche da Attilio Fontana. Ma Salvini ha scelto una strada diversa, spostando il baricentro su Venezia.

Una scelta tutt’altro che neutra. Il capoluogo veneto è un terreno minato: l’era Brugnaro si chiude senza certezze e il centrosinistra schiera Andrea Martella, profilo solido e dialogante. Una sfida aperta, non un porto sicuro.

La proposta del leader leghista produce effetti immediati: allontana Zaia dalle dinamiche nazionali, rafforza gli attuali vertici regionali, ridimensiona un leader ingombrante, lo espone al rischio di una vittoria risicata e sposta l’attenzione mediatica dal partito alla città. Una dinamica già vista sul tema del terzo mandato, sostenuto e poi frenato quando la questione è diventata concreta.

Intanto, nel centrodestra, Fratelli d’Italia cresce e la Lega paga il peso delle promesse sospese. Salvini ripete che “Zaia può fare ciò che desidera”, ma oggi quelle parole suonano come un invito… o una sfida.

Perché candidare Zaia a Venezia può sembrare elegante, ma la vera posta in gioco non è il Comune: è l’equilibrio interno alla Lega. E, forse, la stabilità della leadership nazionale.

Ermes Capelli

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