C’è un momento, tra il brindisi e il silenzio, in cui il tempo sembra fermarsi. È l’attimo in cui il vecchio anno si congeda e il nuovo, ancora timido, si affaccia alla porta. È lì che ci chiediamo: cosa ci aspetta? Ma forse la domanda più urgente è un’altra: cosa ci aspettiamo da noi stessi?
Il 2025 ci ha lasciato in eredità sfide aperte e promesse da mantenere. Abbiamo visto crescere la consapevolezza civica, ma anche l’impazienza. Abbiamo applaudito gesti di solidarietà e dignità, ma non possiamo ignorare le troppe parole rimaste sospese, i cantieri infiniti, le risposte mancate. La città ha bisogno di verità, non di vetrine. Di ascolto, non di slogan.
E quando diciamo “la città”, intendiamo la Grande Udine: quel tessuto vivo e interdipendente che unisce il centro e l’hinterland, i quartieri e i paesi, le frazioni e le comunità che ogni giorno si muovono, lavorano, studiano, si incontrano. È lì che si misura la qualità della vita, la giustizia delle scelte, la coerenza delle politiche. È lì che si costruisce – o si tradisce – il futuro.
Eppure, in mezzo al rumore, qualcosa si muove. Lo si è visto nei volti di chi ha scelto di restare, di chi ha aperto una libreria, un laboratorio, un’associazione. Lo si è sentito nei cori delle piazze, nelle mani che si tendono, nei passi che si sommano. La speranza, qui, non è un’illusione: è un mestiere quotidiano.
Il 2026 sarà l’anno delle scelte. Non solo quelle elettorali, ma quelle che facciamo ogni giorno: scegliere di partecipare, di informarsi, di non voltarsi dall’altra parte. Scegliere di costruire, anche quando sembra più facile distruggere. Scegliere di restare umani, anche quando il cinismo sembra vincere.
A chi ci legge, a chi ci critica, a chi ci sostiene: grazie. Continueremo a raccontare, a denunciare, a proporre. Con la penna affilata e il cuore aperto. Perché ogni nuovo anno è un foglio bianco. E scriverlo insieme è il nostro modo di restare vivi.
Buon 2026, Udine. E buon 2026 a tutte le sue voci, da Godia a Cussignacco, da Pasian a Tavagnacco, da Pradamano a Pagnacco. Perché la città vera non ha confini: ha coscienza.
Buon Anno da tutta la redazione di Udine Capitale
Il Direttore
E un augurio speciale anche da parte dell’Editore,
con l’impegno a sostenere ogni voce libera, ogni idea che unisce, ogni gesto che costruisce.
Che il 2026 sia un anno di dignità, memoria e futuro condiviso.
L’Editore

