Editoriale della settimana- Ori alla Patria ( ma con lo sconto)

Oro alla Patria (ma con lo sconto)

di Ermes Capelli

La nuova frontiera del patriottismo fiscale: evadi, nascondi, poi regolarizza. E magari ti applaudono.

C’era una volta “Oro alla Patria”. Le fedi nuziali, i bracciali della nonna, le spille della bisnonna: tutto consegnato allo Stato, in cambio di una medaglia di ferro e una pacca sulla spalla. Oggi, nel 2025, il patriottismo si fa più elegante: non si dona, si regolarizza. E si paga pure meno.

Il Governo propone una tassa agevolata del 12,5% sull’oro da investimento non documentato. Tradotto: se hai lingotti sotto il materasso, monete nel vaso dei biscotti o placchette nel doppio fondo della credenza, puoi uscire allo scoperto. Ti basta dire “scusate, non avevo lo scontrino” e versare una cifra simbolica. Altro che medaglia di ferro: qui si riceve l’abbraccio fiscale dello Stato.

Il gettito previsto è miliardario. Ma la morale? Un po’ arrugginita. Perché chi ha sempre dichiarato tutto, chi ha conservato ogni ricevuta, chi ha pagato anche l’IVA sul dentifricio, ora guarda con stupore chi ha nascosto l’oro e viene premiato con lo sconto.

È la nuova pedagogia fiscale: chi evade, spera. Chi dichiara, paga. Chi nasconde, vince. E chi protesta, è “ideologico”.

Ma attenzione: non chiamatelo condono. È “emersione volontaria”. Non è un regalo agli evasori, è un “riallineamento patrimoniale”. Non è una sanatoria, è un “atto di fiducia reciproca tra cittadino e Stato”. E se non vi basta, c’è sempre la retorica: “Oro alla Patria”, ma con lo sconto. Un patriottismo a peso d’oro, ma a prezzo ribassato.

 

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