Signore e signori, è Natale.
Lo si capisce dalle luci in centro, dai selfie sotto l’albero… e dalle inaugurazioni improvvise, che spuntano come funghi sotto il vischio.
È il tempo dei buoni propositi, delle promesse impacchettate e dei marciapiedi rifatti giusto in tempo per il brindisi.
E noi, cittadini, spettatori e comparse, ci muoviamo tra presepi viventi e rotatorie benedette col panettone.
Ma sotto le luci, le ombre non mancano.
C’è chi aspetta una casa popolare come si aspetta Babbo Natale: con speranza, ma senza troppe illusioni.
C’è chi si scalda con le parole — perché il riscaldamento, quello vero, è ancora in fase di gara d’appalto.
E c’è chi, tra una fetta di pandoro e una diretta Facebook, si chiede se il prossimo anno porterà più trasparenza… o solo più carta da regalo.
Intanto, la città si divide:
tra chi si commuove per il coro natalizio…
e chi si chiede se non sia tutto un po’ troppo teatrale.
Ma si sa: a Natale siamo tutti più buoni.
O almeno più fotogenici.
E allora brindiamo, sì.
Ma con lo sguardo sveglio.
Perché anche sotto l’albero, tra una stella cometa e un assessore vestito da elfo,
c’è bisogno di cittadini che non si accontentano delle decorazioni.
Che vogliono vedere la città illuminata tutto l’anno — non solo a dicembre.
Buone feste, Udine.
E che il 2026 porti meno ombre… e più corrente.

