È morto monsignor Raffaele Nogaro, vescovo friulano e voce profetica della Chiesa italiana. Aveva 92 anni.

 

Si è spento nel giorno dell’Epifania, quasi a suggellare una vita vissuta come “manifestazione” quotidiana del Vangelo. Nato a Sedegliano (Udine) nel 1933, Nogaro è stato vescovo di Caserta dal 1990 al 2009, ma la sua voce ha risuonato ben oltre i confini della Campania. Sempre dalla parte degli ultimi, ha fatto dell’accoglienza e della giustizia sociale il cuore del suo ministero: già nel 1984 fece costruire un centro per migranti, e non ha mai smesso di denunciare la camorra, l’indifferenza, le disuguaglianze .

Con don Tonino Bello e mons. Bettazzi, fu tra i protagonisti della marcia per la pace a Sarajevo nel 1994, in piena guerra balcanica. Convinto pacifista, ha continuato a farsi sentire anche negli ultimi anni, aderendo – pur da lontano – alla “rete preti contro il genocidio” per Gaza. La sua ultima firma, un grido di solidarietà, nonostante la salute precaria.

Figura scomoda per molti, amata da chi cercava coerenza e coraggio, Nogaro ha incarnato una Chiesa povera per i poveri, capace di parlare ai giovani, ai non credenti, ai migranti, ai carcerati. “Manifestazione del Signore”, come ha scritto il vescovo Lagnese annunciandone la morte, e come lui stesso ha cercato di essere ogni giorno.

La sua eredità resta viva in chi continua a credere che il Vangelo si annunci con i gesti, prima che con le parole.

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