Le parole dell’ammiraglio Cavo Dragone, presidente del Comitato militare della NATO, hanno sollevato un vero polverone. Parlare di “attacchi preventivi” in ambito cyber contro le minacce ibride russe ha acceso reazioni a catena: Mosca grida alla provocazione, la Lega accusa “toni bellici”, Tajani minimizza. Ma il punto resta: può un’alleanza difensiva evocare posture offensive senza perdere credibilità? In tempi di guerra ibrida, dove tutto è ambiguo, anche il linguaggio diventa arma. Dragone ha poi chiarito: nessuna escalation, solo flessibilità. Ma intanto il confine tra deterrenza e aggressività si fa sottile. E il polverone resta, tra chi invoca fermezza e chi teme che le parole anticipino i missili.

