Inaugurazione postuma della “Residenza Giulia”: tra ilarità e critiche all’amministrazione di Pasian di Prato
Sta suscitando non poca ilarità nella comunità di Pasian di Prato l’inaugurazione – a distanza di anni dal completamento e dall’effettivo utilizzo – della Residenza Giulia, il complesso residenziale di via Roma realizzato sotto l’amministrazione Pozzo. L’opera, abitata da anni, è stata indicata sin dall’origine come un tassello importante nei progetti di rigenerazione urbana e inclusione abitativa del territorio, grazie all’epoca dei fatti, a un intervento di recupero edilizio reso possibile dal Fondo Housing Sociale FVG.
La cerimonia, fissata per lunedì mattina in municipio, vedrà la presenza del Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, insieme ai rappresentanti del Comune di Pasian di Prato, di Finint Investments SGR e di Cassa Depositi e Prestiti Real Asset SGR, enti promotori del progetto. Una passerella giudicata da molti “fuori tempo massimo”, vista la distanza fra l’effettiva apertura ai condomini e il taglio del nastro.
Il progetto: 33 alloggi e spazi per la comunità
Il complesso della Residenza Giulia comprende 33 appartamenti, di cui 19 destinati all’housing sociale: 8 in affitto a canone calmierato e 11 in vendita a prezzo convenzionato. Le unità abitative, in prevalenza bilocali, sono affiancate da spazi comuni come una saletta multifunzionale e una lavanderia condivisa, progettati per favorire l’incontro – anche in lavanderia – e la socialità tra gli inquilini.
La gestione del complesso sarà affidata a C.A.S.A. FVG Scarl, con l’obiettivo dichiarato di accompagnare la formazione di una comunità coesa e solidale all’interno della struttura.
Le critiche: “Serve più trasparenza e visione urbana”
Accanto agli apprezzamenti per il recupero dell’edificio e l’intento sociale del progetto, non mancano le voci critiche – in parte provenienti proprio da amministratori e cittadini che in passato si erano opposti all’opera e che ora si ritrovano a inaugurarla a distanza di anni.
Tra i principali punti sollevati:
La localizzazione, considerata da molti inopportuna: l’edificio sorge infatti a ridosso del semaforo sulla Pontebbana, uno snodo trafficato e poco adatto, secondo molti cittadini, a un progetto di housing sociale.
La necessità di trasparenza nei criteri di assegnazione, con richieste di procedure più chiare e partecipate possibile.
L’impatto architettonico, giudicato da alcuni poco armonico rispetto al contesto urbano circostante.
La gestione degli spazi comuni, su cui persistono dubbi riguardo alla effettiva capacità di favorire una comunità solidale.
Critiche che oggi tornano a emergere, soprattutto alla luce del fatto che l’inaugurazione arriva quando lo stabile è già pienamente vissuto e ha superato da anni la sua fase di novità. Come osserva più di un residente, “in mancanza d’altro, si finisce per inaugurare anche palazzi vecchi”.

