Cronaca dall’hinterland- Pasian di Prato-Cosa c’è che non va? Parla l’Avvocato Marchi

«Cosa c’è che non va? Il sistema che premia l’obbedienza, non la competenza»

Intervista all’Avvocato Sara Marchi, Capogruppo Misto a Pasian di Prato

 

di Enzo Cattaruzzi, direttore di Udine Capitale

 

 

Avvocato Marchi, il titolo del suo intervento è diretto: “Cosa c’è che non va”. Da dove nasce questa riflessione?

 

Nasce da un’esperienza maturata sul campo, nel mio impegno politico. È una domanda che mi accompagna da anni, da quando ho scelto di mettermi al servizio della mia comunità. E la risposta, purtroppo, è chiara: ciò che non va è un sistema che privilegia l’appartenenza all’efficacia, la fedeltà alla competenza.

 

Lei ha scelto di entrare in politica dopo una lunga carriera forense. Cosa l’ha spinta a fare questo passo?

 

La mia è sempre stata una vocazione alla tutela dei diritti, soprattutto di chi è più fragile. Ho scelto il diritto del lavoro proprio per questo. A un certo punto ho sentito il bisogno di portare questo stesso spirito anche nella sfera pubblica, cercando di contribuire con le mie competenze alla risoluzione dei problemi concreti delle persone. Ma ho presto compreso che la politica, intesa come strumento di cambiamento, è spesso ostacolata da logiche autoreferenziali.

 

Parla di un “Sistema” che frena il cambiamento. Può spiegare meglio?

 

Il Sistema è quell’insieme di dinamiche che premiano chi si adegua, chi non solleva questioni, chi è funzionale a equilibri precostituiti. In questo contesto, chi propone soluzioni, chi porta competenze, chi chiede trasparenza, viene spesso marginalizzato. È un meccanismo che scoraggia l’azione e alimenta la sfiducia dei cittadini, come dimostra il crescente astensionismo.

 

Secondo lei, questo vale anche per Pasian di Prato?

 

Sì, e lo dico con dispiacere. L’attuale amministrazione Peressini, a mio avviso, rappresenta una continuità con le gestioni precedenti. Le scelte operate – dalla composizione della Giunta alle decisioni su temi sensibili come la gestione dei rifiuti, l’impianto di accumulo a Colloredo, la vicenda della cooperativa Aedis – riflettono una logica di chiusura e di scarsa trasparenza. Anche le proposte dell’opposizione, per quanto costruttive, vengono sistematicamente respinte.

 

Può fare qualche esempio concreto?

 

Certamente. La mozione per i campi di sgambamento per cani, presente nel programma elettorale della stessa maggioranza, è stata bocciata solo perché presentata da me. Lo stesso è accaduto con la proposta di installare un “conta secondi” al semaforo di Santa Caterina, utile per la sicurezza e dal costo irrisorio. E ancora, la mozione per vietare i botti di Capodanno, per tutelare persone e animali, è stata respinta all’unanimità. È una chiusura pregiudiziale che penalizza la comunità.

 

Non le viene mai voglia di abbandonare tutto?

 

A volte sì. Ma poi ricordo il significato profondo della parola “politica”: prendersi cura della cosa pubblica. Credo che ciascuno di noi, con coerenza, indipendenza e onestà intellettuale, possa contribuire a un cambiamento. Se più persone si impegnassero con questi valori, forse la fiducia tornerebbe. E con essa, la partecipazione.

 

Un messaggio finale per chi guarda alla politica con disillusione?

 

Non arrendetevi. Non confondete la politica con il sistema che la soffoca. Continuare a provarci, con serietà e senso civico, è già un atto di resistenza. E forse, anche di speranza.

 

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