Contrappunti. Atreju, il confronto che non c’è (ma che fa rumore lo stesso)

Atreju, il confronto che non c’è (ma che fa rumore lo stesso)

Contrappunti – di Enzo Cattaruzzi

E così, anche quest’anno, Atreju si conferma la sagra del confronto… immaginario. Giorgia Meloni invita Elly Schlein e Giuseppe Conte a un dibattito a tre. Schlein risponde piccata: “Io volevo il faccia a faccia, non il ballo di gruppo”. Conte, da buon terzo incomodo, accetta con entusiasmo: “Io ci sono, anche se mi fischiano”.
Il risultato? Un confronto che somiglia a una cena di Natale con i parenti: tutti invitati, nessuno si parla davvero.

• Meloni propone il trio, ma sembra più una strategia da Risiko: “Se invito tutti, nessuno può dire che scappo”.
• Schlein rilancia: “Porti anche Salvini e Tajani, noi mettiamo Fratoianni e Bonelli. Facciamo tombola?”
• Conte si presenta con spirito zen: “Mi basta una sedia e un microfono. Anche spento.”

Intanto, il pubblico attende. I giornalisti lucidano le penne. Gli spin doctor si sfregano le mani. E il confronto? Rimandato a data da destinarsi. Forse al prossimo Atreju, forse in streaming, forse mai.

In un Paese dove il dibattito politico è spesso un monologo travestito da dialogo, Atreju ci regala l’ennesima performance: tutti protagonisti, nessun copione. E il pubblico, ancora una volta, resta con il biglietto in mano e lo spettacolo in mente.

 

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