MAGISTRATI:Meloni non firma per gli aumenti

 

 

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato che non firmerà il decreto che dovrebbe stanziare quasi un miliardo di euro per l’adeguamento degli stipendi dei magistrati, come previsto dalle sentenze del TAR e del Consiglio di Stato. Una decisione che apre un fronte istituzionale delicato, mentre il Paese affronta una fase di forte pressione economica.

Meloni ha spiegato che, “in coscienza”, non può avallare un provvedimento che comporterebbe una spesa dieci volte superiore a quella che il governo sta cercando di reperire per sostenere settori in crisi come l’autotrasporto, messo in difficoltà dal caro carburanti. Secondo le stime, solo per evitare il blocco delle consegne servono almeno 100 milioni di euro, risorse che l’esecutivo sta cercando voce per voce.

Il mancato via libera al Dpcm potrebbe portare alla nomina di un commissario ad acta da parte del Consiglio di Stato, ma la premier ha dichiarato di essere pronta ad assumersi le proprie responsabilità. Allo stesso tempo, ha lasciato aperto uno spiraglio al dialogo con le associazioni dei magistrati, convinta che “la gran parte delle toghe comprenda le priorità di questo momento”.

Il nodo resta il nuovo metodo di calcolo degli stipendi: gli aumenti, agganciati per legge alle retribuzioni del pubblico impiego, passano dal 6,69% al 12,32% per il triennio 2021-2023, con arretrati che possono arrivare fino a 100mila euro per magistrato e incrementi annuali di circa 20mila euro. Un impatto complessivo vicino al miliardo, già inserito nel fondo sentenze del Documento programmatico di bilancio.

La scelta di Meloni si colloca dunque in un quadro di emergenza economica, in cui il governo è impegnato a reperire risorse per famiglie, imprese, agricoltori e pescatori, mentre l’inflazione continua a pesare sul tessuto sociale. Il confronto con la magistratura, ora più che mai, diventa parte di una più ampia discussione sulla sostenibilità della spesa pubblica.

foto ANSA

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