Salvini rischia di perdere la Lega: Garavaglia si candida, «Con me più pragmatismo»
La sfida è ufficiale, o quasi. Massimo Garavaglia si prepara a contendere a Matteo Salvini la guida della Lega nel congresso straordinario convocato per chiudere mesi di tensioni interne. I «nordisti» hanno trovato il loro nome: un senatore di lungo corso, vicino a Fontana e Giorgetti, che rivendica una Lega «più pragmatica» e radicata nel federalismo bossiano.
Per entrare davvero in corsa, però, Garavaglia dovrà raccogliere almeno 80 firme tra i delegati entro mercoledì. Un traguardo non scontato, vista la pressione delle imminenti politiche e la gestione delle liste. Lui rilancia: «Salvini ha sempre detto che le firme non sono un problema». Una provocazione che punta a mettere il segretario di fronte alle sue stesse parole.
Salvini, da Bruxelles, accoglie la candidatura senza mostrare nervi: «Più gente porta idee, meglio è. Decideranno i militanti». Molto meno morbidi i fedelissimi, che accusano i nordisti di fare «tante interviste e poche proposte» e ironizzano sul «goliardico» evocato da Garavaglia. Qualcuno insinua che la sfida serva solo a garantirsi un posto in lista.
Sul fronte dei numeri, la partita resta complessa: pesa la posizione di Giorgetti e, soprattutto, quella dei governatori Fedriga e Zaia. Ma i sostenitori del senatore assicurano che «qualcuno ci seguirà». In ogni caso, la candidatura segna un punto politico: la nascita di una minoranza organizzata dentro la Lega, destinata a incidere sugli equilibri futuri.
Garavaglia intanto definisce la sua identità: «Nordista sì, federalista come Bossi. Non una Lega di estrema destra». Una linea che apre una frattura chiara, e che rende il congresso un passaggio decisivo per il futuro del Carroccio.
Zoe

