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L’intervista rilasciata dall’economista Joseph Stiglitz a Milano Finanza riporta al centro del dibattito un tema che negli ultimi mesi sembrava avvolto da un entusiasmo quasi unanime: la crescita vertiginosa dell’intelligenza artificiale. Per il premio Nobel, però, dietro le valutazioni record delle big tech si nasconde un rischio concreto: una bolla pronta a sgonfiarsi.
Secondo Stiglitz, le attuali capitalizzazioni presuppongono profitti enormi e duraturi, ma la storia dei mercati insegna che nessun vantaggio competitivo resta intatto a lungo. La concorrenza – osserva – finirà per erodere i margini, riducendo la redditività di un settore che oggi appare inarrestabile. Non è un giudizio contro l’AI in sé, quanto un richiamo alla realtà economica: ogni rivoluzione tecnologica genera aspettative che spesso superano la capacità effettiva di trasformarsi in valore stabile.
Nell’intervista Stiglitz allarga poi lo sguardo al contesto geopolitico. La sfida tra Stati Uniti e Cina, afferma, vede Xi Jinping in una posizione di forza maggiore rispetto a Donald Trump, soprattutto sul terreno industriale e tecnologico. La capacità di Pechino di pianificare investimenti a lungo termine, unita al controllo delle filiere strategiche, rappresenta un vantaggio che Washington fatica a compensare.
Il dibattito resta aperto: l’AI è davvero destinata a rivoluzionare produttività e mercati, oppure stiamo assistendo a una sopravvalutazione simile a quella delle dot-com? Stiglitz invita alla prudenza, ricordando che l’innovazione non è una garanzia automatica di ricchezza e che la politica economica dovrà gestire con attenzione una transizione che rischia di essere più fragile di quanto sembri.

