VENEZIA, 12 maggio 2026 – La Malvasia riparte da Venezia, il luogo dove la sua storia mediterranea si intrecciò per secoli con commerci, culture e rotte che hanno fatto grande la Serenissima. Dopo l’anteprima al Merano Wine Festival, il progetto “Malvasia senza Confini” ha celebrato oggi il suo lancio istituzionale nella sede della Camera di Commercio di Venezia‑Rovigo, segnando un nuovo passo nella costruzione di un itinerario turistico ed economico che unisce Adriatico, Ionio ed Egeo.
Guidato dalla Camera di Commercio di Pordenone‑Udine, insieme al partner fondatore Messina e alla Camera della Basilicata, il progetto punta a mappare le molteplici espressioni del vitigno per trasformarle in una grande rotta enoturistica internazionale. Un percorso che non si limita al vino, ma che diventa una vera infrastruttura narrativa capace di collegare castelli, borghi, paesaggi e approdi storici del Mediterraneo.
Ad aprire i lavori è stato Massimo Zanon, presidente della Camera di Commercio di Venezia‑Rovigo, che ha ricordato il legame profondo tra la Serenissima e le “Malvasie”, protagoniste del commercio veneziano fin dal Medioevo. «È un onore ospitare un progetto che valorizza un’alleanza tra territori d’eccellenza – ha affermato – uniti dalla cultura vitivinicola e dalla volontà di promuovere turismo, qualità e dialogo tra identità diverse».
Per Giovanni Da Pozzo, presidente dell’ente camerale friulano, la sfida è trasformare l’identità in sviluppo: «La Malvasia è il filo rosso che ricuce storie e paesaggi distanti, unendo territori diversi ma legati da una medesima anima mediterranea che oggi, da Venezia, torna a farsi sistema». Presente in sala il consigliere camerale Alessandro Tollon.
In collegamento anche Ivo Blandina, presidente della Camera di Commercio di Messina, che ha sottolineato come la Malvasia rappresenti «storia, cultura e identità», e come l’obiettivo sia costruire itinerari tematici che uniscano luoghi diversi attraverso un patrimonio comune. Dalla Basilicata, Angelo Tortorelli (Asset Basilicata) ha evidenziato la nascita di «una progettualità articolata e complessa che coinvolgerà dodici regioni in un’aggregazione territoriale coesa».
La visione culturale del progetto è stata affidata al wine manager Walter Filiputti, che ha invitato a «pensare locale per agire globale», ricordando che il “luogo” è l’unica risorsa non esportabile e che proprio l’autenticità delle radici rappresenta la modernità del futuro. «La Malvasia – ha detto – è la chiave per attrarre un turismo di qualità, capace di trasformare il visitatore in viaggiatore, rallentando lo sguardo e costruendo esperienze dove tutto dialoga: il calice con il piatto, l’arte con la storia».
Sul fronte operativo, Barbara Nicoletti, vice direttore di Tef scrl, ha illustrato la strategia di marketing territoriale: la Malvasia diventerà il perno di pacchetti promozionali integrati tra territori italiani e internazionali, creando una rete di economie unite dalla stessa storia millenaria. Infine, Vito Signati, direttore di Asset Basilicata, ha tracciato la prospettiva internazionale, puntando sulle dimore storiche come segmento premium e sul co‑selling tra piccole e medie imprese.
Con la chiusura della fase di presentazione, “Malvasia senza Confini” entra ora nel vivo: mappatura, percorsi di turismo lento, itinerari ciclabili e pedonali, collegamenti tra cantine e luoghi simbolo. Una rotta che vuole trasformare un vitigno antico in un progetto contemporaneo di sviluppo condiviso.

