Protezione civile, Riccardi: «Le responsabilità sono un tema cruciale per la politica»

 

Mezzo secolo dopo il terremoto del 1976, il Friuli può contare su un sistema di monitoraggio sismico avanzatissimo e su una Protezione civile riconosciuta come modello nazionale. Ma, accanto ai progressi tecnologici e organizzativi, emerge un nuovo fronte di criticità: la sostenibilità delle responsabilità che gravano su chi gestisce le emergenze. È il messaggio lanciato dall’assessore regionale alla Salute e alla Protezione civile, Riccardo Riccardi, intervenuto al convegno “1976‑2026: cinquant’anni di monitoraggio e ricerche sulla sismicità del Friuli Venezia Giulia”, promosso dalla Regione e dall’Ogs nell’ambito del cinquantesimo anniversario del sisma.

Riccardi ha sottolineato come non si tratti di invocare immunità, ma di interrogarsi su un quadro normativo che rischia di non essere coerente con la complessità degli eventi, sempre più influenzati anche dal cambiamento climatico. Da qui la necessità di tutele adeguate per amministratori e volontari, chiamati a decisioni rapide in contesti spesso imprevedibili. L’assessore ha richiamato casi recenti, dal procedimento su Preone alla tragedia del Natisone, fino alle indagini aperte a Niscemi, per evidenziare come l’attuale sistema possa scoraggiare chi assume ruoli di responsabilità.

Il Friuli, ha ricordato, dispone oggi di infrastrutture di controllo e analisi tra le più evolute, ma per un ulteriore salto di qualità serve un approccio multidisciplinare che integri pianificazione, formazione e gestione del territorio. Senza un quadro di regole chiare, il rischio è che una macchina sempre più efficiente resti senza chi la guida.

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