La decisione di Sergio Mattarella di presiedere il plenum del CSM, per la prima volta in undici anni, è un atto che supera il protocollo e diventa un segnale istituzionale. In un clima avvelenato dallo scontro tra governo e magistratura sulla riforma della giustizia e sul referendum di marzo, il Capo dello Stato richiama tutti al rispetto reciproco e alla misura. La sua presenza, definita “non consueta”, serve a ribadire il valore costituzionale del CSM e a sottrarlo alla rissa politica. Mattarella riconosce difetti e criticità dell’organo di autogoverno, ma ricorda che critiche e limiti riguardano tutte le istituzioni. Il suo intervento è un invito a riportare il confronto sul merito, lontano da delegittimazioni e accuse incendiarie. Un gesto sobrio, ma dal peso specifico altissimo, che mira a raffreddare la tensione e a difendere l’equilibrio tra i poteri dello Stato.
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