Il 2026 scorre già nell’ombra delle elezioni del prossimo anno. Il referendum sulla giustizia è solo il primo terreno di una contesa che guarda al 2027, mentre le opposizioni inseguono un leader che colmi un vuoto ormai strutturale. Ma l’attenzione ai nomi rivela l’assenza del resto: programmi, visione, classi dirigenti intermedie.
Le coalizioni si dicono “larghe”, ma restano fragili, prive di una strategia che colleghi proposte, contesti internazionali e responsabilità operative. Eppure ogni battaglia si vince con gli Stati Maggiori, non solo con i generali.
In Friuli Venezia Giulia il quadro è ancora più impegnativo: il ritorno delle Province e le regionali del 2028 impongono una scelta netta sulla classe dirigente. Cambiarla o confermarla diventa il vero nodo, perché senza competenze adeguate ogni riforma rischia di restare un contenitore vuoto.
Enzo Cattaruzzi

