In Friuli la memoria non è mai un esercizio astratto. È terra, pietra, bosco, silenzio. È fatta di luoghi che parlano più delle parole, e Porzûs è uno di questi. Le malghe sopra Faedis non sono solo il teatro di un eccidio: sono un punto di frattura nella nostra identità collettiva, un nodo che continua a stringere la storia friulana anche quando il tempo sembra volerlo allentare.
Porzûs ci ricorda che il Friuli non è mai stato una terra semplice. È stato frontiera, incrocio di culture, laboratorio di convivenze e di conflitti. Qui la Resistenza non fu un blocco monolitico, ma un mosaico di esperienze, idealità e tensioni che riflettevano la complessità di un territorio sospeso tra guerra, occupazioni, paure e speranze. Per questo l’eccidio del febbraio 1945 non può essere ridotto a una lettura ideologica: è un trauma che attraversa famiglie, comunità, generazioni.
Oggi, mentre il Friuli affronta nuove sfide – demografiche, sociali, culturali – Porzûs torna a parlarci con una forza sorprendentemente attuale. Ci ricorda che le divisioni, quando si radicalizzano, possono diventare irreparabili. Che la politica, quando smarrisce il senso del limite, può trasformarsi in violenza. Che la verità storica non si difende con le tifoserie, ma con la responsabilità.
E ci ricorda anche un tratto profondamente friulano: la capacità di custodire il dolore senza farne un’arma. Negli ultimi decenni, Porzûs è diventato un luogo di incontro più che di scontro, un terreno dove la memoria ha iniziato a ricomporsi, passo dopo passo, grazie al lavoro di storici, istituzioni, associazioni e cittadini che hanno scelto la via del dialogo.
Per questo, oggi, ricordare Porzûs significa riaffermare un impegno: fare della memoria non un confine, ma un ponte. Significa riconoscere che la nostra terra ha saputo trasformare una ferita in un monito, e un monito in una responsabilità civile. Significa dire che il Friuli, proprio perché conosce il peso delle divisioni, può essere un esempio di come si costruisce una comunità che non rinuncia alla complessità, ma la abita con maturità.
Porzûs chiede di capire. E capire, in Friuli, è sempre stato il primo passo per costruire il futuro.
Zoe

