l 25 novembre non è una data come le altre. È un giorno che ci chiama alla consapevolezza, alla memoria, all’azione. In tutto il mondo, la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne accende i riflettori su una realtà ancora troppo diffusa e spesso taciuta: quella della violenza di genere, che si insinua nelle case, nei luoghi di lavoro, nelle relazioni affettive, nei silenzi sociali.
In questa occasione, abbiamo scelto di dare voce a chi ogni giorno ascolta, accoglie, accompagna. A chi conosce da vicino il coraggio delle donne che decidono di uscire dal buio. L’intervista che segue non è solo una testimonianza, ma un invito a guardare oltre le statistiche, a riconoscere i segnali, a sentirci parte attiva di un cambiamento culturale necessario.
Perché la violenza non è un fatto privato. È una questione pubblica. E riguarda tutte e tutti noi.
Intervista a Laura B., attivista e operatrice in un centro antiviolenza
Direttore :Laura, grazie per essere con noi oggi. Cosa rappresenta per te il 25 novembre?
Laura B.: È una giornata di memoria e di lotta. Ricorda le donne che non ci sono più, uccise da chi diceva di amarle, ma anche tutte quelle che ogni giorno resistono, denunciano, si rialzano. Per me è un momento per fare rumore, per dire che il silenzio non è più accettabile.
Direttore .: Quali sono, secondo te, le forme di violenza meno visibili ma più diffuse?
L.B.: La violenza psicologica, economica, il controllo digitale. Molte donne non si rendono conto di essere vittime perché non ci sono lividi. Ma ci sono parole che feriscono, libertà negate, conti bloccati, messaggi ossessivi. È una prigione invisibile.
Direttore .: Hai un ricordo che ti ha segnata nel tuo lavoro?
L.B.: Ne ho tanti. Ma penso a una ragazza di vent’anni che è arrivata da noi con gli occhi spenti. Dopo mesi di ascolto, supporto legale e psicologico, ha trovato lavoro, casa, e ha ripreso a studiare. Quando mi ha detto “Ora mi sento viva”, ho capito che ogni gesto conta.
Direttore .: Cosa possiamo fare, concretamente, come cittadini?
L.B.: Ascoltare, non giudicare, segnalare. E soprattutto educare: nelle scuole, nelle famiglie, nei media. La violenza si combatte anche con le parole giuste, con esempi positivi, con relazioni sane. E sostenendo i centri antiviolenza, che spesso lavorano con risorse insufficienti.
Direttore .: Un messaggio che vuoi lasciare oggi?
L.B.: Alle donne: non siete sole. E agli uomini: la vostra voce è fondamentale. La violenza non è un problema delle donne, è una responsabilità collettiva.

